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Truck driver: il romanzo della strada scritto da chi vive la strada PDF Stampa E-mail
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L’autore del libro che vi presentiamo, Giovanni Zeoli, cresciuto in campagna, in mezzo agli animaletti da cortile, cani, gatti, distese d’erba, colli in fiore e profumo di cibo genuino, non poteva desiderare posto migliore per poter vivere la propria infanzia. Un luogo diventato opprimente durante la mia adolescenza, quando è germogliato il seme della passione letteraria. La continua ricerca di una voce “diversa” , che dicesse qualcosa di nuovo, che mi desse speranza, che facesse vibrare le corde dell’anima ha avvicinato Giovanni alla letteratura.

Cresciuto sentendo dire che “bisogna fare sacrifici per mandare avanti la baracca”, “che i soldi sono l’unica cosa che contano” si è presto reso conto che la sua comunità cattolica predicava bene e razzolava male. Una comunità chiusa che guardava sottecchi e sprezzante i tentavi di chi cercava di sottolineare alcune incongruenze fra cattolicesimo e vita di tutti i giorni. Una comunità con i propri dogmi i cui membri erano poco propensi al dialogo. La letteratura, più che una passione, per Giovanni ha rappresentato la salvezza dell’anima, senza di essa sarebbe riuscito a comprendere il perché della illogicità che ci circonda. L’autore di Truck Driver spiega così perché scrivere è la cosa più bella del mondo ma anche la più difficile, anche se ha provato a scrivere da subito, ma ha impiegato molti anni e molti libri letti per poter intraprendere questa sfida con se stesso.

Per molto tempo ha frenato il bisogno di scrivere ma non quello di appassionarsi alla letteratura del Novecento. I giovani del duemila hanno bistrattato la poesia e l’arte in genere per i reality e i talent-show, che danno l’illusione di facili approdi di successo a chiunque, pur non possedendo una minima ombra di talento. La consapevolezza di vivere in una società sempre più minimalista e al tempo stesso, la durezza e il cinismo conosciuto sulle strade percorse , hanno spinto l’autore verso la narrazione, rompendo ogni indugio e scrivendo il suo primo romanzo: TRUCK DRIVER.

Un romanzo scritto, pensato e vissuto sui camion, nelle interminabili file agli scarichi dei magazzini. Con un occhio al tabellone che indicava la buca in cui scaricare ed un altro al PC. Il romanzo è di chiaro riferimento autobiografico anche se le vicende sono romanzate e in alcuni tratti di pura fantasia. La cabina del camion diventa per il mio alter ego Giovanbattista “Malone” Bandinaschi un osservatorio sul quale riflettere. Sul mondo e soprattutto sulla propria esistenza. Svaniti gli entusiasmi degli inizi:un lavoro da camionista che dà un’immagine di forza e libertà, un buon compenso economico e una bellissima donna che sovente lo accompagna nei suoi tragitti e che si concede molto facilmente, ignaro che nel frattempo si sta concedendo anche ad un altro, su Malone cominciano a diradarsi le oscure ombre del fallimento.

La donna lo lascia di punto in bianco, senza dargli una spiegazione esaustiva e il lavoro comincia a pesargli enormemente. Anche perché nel frattempo la crisi economica ha indotto la sua azienda ad aumentargli i carichi di lavoro e a ritoccare in ribasso il suo salario. Altri incidenti di percorso, tipo la rottura dell’impianto frenante, l’infossamento delle ruote gemellate in una cunetta, multe dalle forze dell’ordine e il vortice di pensieri passati e recenti che lo tormentano fanno sì che la sua proverbiale calma venga meno. Dopo una settimana d’inferno, anche i suoi capi, si rendono conto che gli ci vogliono un po’ di ferie. Malone piglia al balzo l’occasione per prenotare un viaggio con un suo vecchio amico, anch’egli in una situazione sentimentale disastrata, a Budapest.

Ma il destino si sa è beffardo, tanto da giocare un brutto scherzo al protagonista, la sua carta d’identità è scaduta, al check-in viene bloccato e poi…. vi lasciamo in sospeso per il finale incalzante del libro.

 
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