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Aspesia blues: la struttura antifonale di un blues, appunto PDF Stampa E-mail
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Aspesia Blues

Titolo: Aspesia Blues
Autore: Andrea Fantini
Editore: Enzo Delfino Editore
Data di Pubblicazione: 01 Giugno 2010
ISBN: 9788895758015
Genere: Narrativa:
Lingua: Italiano

Aspesia Blues è un romanzo di Andrea Fantini pubblicato da Enzo Delfino Editore nel 2010.

Aspesia è una città della provincia laziale. Lontana dalla capitale, senza particolari attrazioni per i giovani e senza particolari orizzonti di svolta. I protagonisti sono un gruppo di ragazzi, come ce ne sono tanti, soprattutto in provincia (ma non solo). Una compagnia che lotta contro la noia come può, e beve, si droga, fa cazzate. Forse una storia un pò stereotipata, descritta così, ma devo dire che Andrea Fantini riesce a renderla decisamente appassionante.

La trama è forse banale, ma la scrittura dell’autore la rende attuale, quasi svincolata dagli anni Novanta in cui la vicenda si svolge; quasi un blues, appunto, fatto di riff di chitarra tristi e dissonanti, in cui le descrizioni dell’autore dissentono completamente dal forte accento laziale dei protagonisti e dai loro discorsi. Sembra quasi la struttura antifonale del blues, con la chiamata di un narratore che usa un linguaggio alto e la risposta secca, volgare e dialettale dei suoi protagonisti. Ma non tragga in inganno questa dualità: ho quasi la sensazione che l’autore sia soltanto l’evoluzione di uno di quei personaggi. Li conosce troppo bene, ne conosce le angosce, le reazioni, la lotta alla noia, le droghe…

Forse questo libro mi è piaciuto molto perché chiunque viva queste realtà di provincia riesce a capirle, ci si riconosce. Banalità, certo. Ma qualcuno da quelle sabbie mobili riesce ad uscirne e a svoltare.

Un bel libro. Non il romanzo che vi cambierà la vita ma che magari servirà a farvi un pò riflettere.

Potete acquistare il romanzo dal catalogo della Enzo Delfino Editore.

Citazioni da “Aspesia Blues”

“Non si può essere deboli a sedici anni. Lo dicono le riviste e lo dice chi sedici anni non ne ha più. Essere giovani è la cosa peggiore che ti possa capitare a sedici anni.”

“Gli avventori giocano i loro ruoli consapevoli facendo girare la giostra eterna dell’abitudine, un mondo nel quale il mondo è presente di striscio e appena appare dalle pagine mal lette dei quotidiani, dai commenti mattutini tinti coi cappuccini e i cornetti freschi a suon di filosofie spicciole e triviali allo stesso tempo, assolutamente conformiste e indecenti, tutto consumato in una costante, dolente e precisione che diventa retaggio.”

“Vaga tutte le sere tra l’osteria e il pub, cercando quello che cercano tutti: essere compreso, accolto, accettato e di stordirsi col suo zozzo vino. La sua vita fa schifo, e lui lo sa. Non ha il coraggio di suicidarsi e non vuole sistemare le cose. Sta solamente aspettando la morte nel cattivo agio della sua esistenza e nulla al mondo potrebbe portarlo via da quel posto, tra i rifiuti e le zanzare, tra il puzzo e la cenere della sigaretta, tra il vino così cattivo da bruciare la gola e la sensazione che la morte, prima o poi, arriverà.”

“Solo perché nun c’avemo un cazzo da fa’. Chi se drogava nell’anni Sessanta cercava, stava a cerca’. Lo facevano co’ ’na certa purezza, e lo facevano quasi pe’ arricchisse de ’na conoscenza senza conosce le conseguenze. Nell’anni Settanta hanno capito che tutto quello che avevano pensato riguardo a le droghe nun era completamente vero e so’ tutti, o quasi tutti, rientrati nei ranghi. L’Ottanta l’avemo intravisti. La gente se drogava solo pe’ distruggese e nient’altro. È stato un suicidio organizzato già nei Settanta, solo dolore nient’altro. Te compravi il paradiso co’ venti mila lire, ce annavi a nozze, pareva che avevano aperto tutti i manicomi, lasciato anna’ tutti i potenziali suicidi e chi s’è sarvato ne porta ’e conseguenze e poi… poi ce semo noi. ’Sti cazzo de anni Novanta che nun c’hanno senso. Sembra che se trascineno. Noi ingoiamo tutto pe’ noia e paura della noia. C’hanno cresciuto co’ la paura del sesso, scopa’ vor di’ rischia’ de mori’, ci hanno detto che c’avemo tutto e ’sto tutto nun lo vedemo perché nun c’è. C’hanno detto pure che dovemo ringrazia’ pe tutto quello che c’avemo, st’abbondanza de cose… macchè! Sfido che la chiamano generazione X, dovevano chiamalla generazione zero. Nun c’avemo scopi, non conoscemo noi stessi, però guardamo la televisione. Semo solo una generazione de teste de cazzo che s’annoia e pe’ ammazza ’r tempo usa le droghe senza riconoscese in niente.”

“Non ci sono fonti dalle quali bere, acqua potabile, cerchi perfetti, solo disgrazie e disgraziati che si accoppiano e mettono sulla terra altri disgraziati, solo questo mare di inutile, nauseante candore nel quale rimanere stecchiti.”

“Dio arriva dove non arrivano i manicomi.”


 
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